
AVVISI PARROCCHIALI
Bollettino parrocchiale
Luglio-Agosto 2026

«Ve voio ben... semo giunti ai saluti»
Dopo sette anni bellissimi in questa parrocchia, il Signore mi chiama a continuare il mio ministero come parroco alla Beata Vergine delle Grazie di via Rossetti.
Ricordo con gioia i miei primi contatti con don Alessandro nel luglio del 2019, di nascosto in Piazza Unità perché il mio arrivo qua era ancora un segreto, poi la nomina ufficiale, il saluto a don Sergio durante la processione dell’Addolorata, con Raffaela che mi dice “varda che qua femo le Messe brevi eh”.
Poi l’ingresso a ottobre, la nottata con gli scout in cui abbiamo fondato il Trieste 8, i primi passi con il catechismo spostando le attività in Casa del Giovane, il primo e ultimo carnevale (tuti sa che a mi non me piasi), e poi quel susseguirsi di notizie strane riguardo a un virus che arrivava dalla Cina. In quei mesi di “reclusione” è nata l’esperienza di Spesa Solidale, 200 giovani che si sono messi al servizio di più di 1200 famiglie della città.
Un’esplosione di generosità, di disponibilità, di voglia di rimboccarsi le maniche per sostenere e aiutare gli anziani rimasti soli.
Non posso dimenticare le Messe celebrate quotidianamente da me e Sandro, quel Giovedì Santo in cui ci siamo commossi durante la celebrazione silenziosa e deserta della Coena Domini. La veglia di Pasqua più intensa e potente della mia vita.
Poi la vita ha ripreso lentamente il ritmo normale, abbiamo riaperto la chiesa, è tornata la gente, i fratelli e le sorelle, abbiamo riabbracciato la comunità, ci siamo adeguati a mascherine, disinfettanti, catechismo online (xe catechiste che non me parla più da quando ghe go fato usar “quela trapola de computer”…), le 78 prime comunioni in stadio, le Messe la domenica ogni ora con i posti a sedere in tutto il piazzale. È ripartito l’oratorio, le prime esperienze di centro estivo, mascherato da catechismo per rientrare nelle regole, il camposcuola a Borca, le gite con gli adulti (Sandro per giustificarse li ciama pellegrinaggi… ma fondamentalmente xe gite: se magna e se bevi solo – Evelina pol confermar).
Poi è arrivato l’incarico nella Pastorale Giovanile, qualcosa di nuovo e inaspettato. Con il passare dei mesi è arrivata anche la malattia, prima quei problemi alla pelle, poi quei dolori alle articolazioni, la fatica a camminare, a scendere le scale al mattino per celebrare la Messa. Mi viene in mente una giovane che davanti nel mio dolore ancora in cerca di diagnosi, nella sua semplicità mi dice: “che figada don, Dio te ga dado la vocazion a soffir”. Ecco è stata questa frase che non solo ha dato un senso nuovo al mio dolore (ora ottimamente domato dai farmaci gentilmente concessi dal sistema sanitario), ma che forse riassume tutto il mio stare con voi, in questo rione che amo e che considero casa (son l’abonado al basket che fa meno strada da casa al palazzetto in assoluto). Una storia di Dio, una storia con Dio, una vocazione, un susseguirsi di novità, di esperienze nuove (non go nominado l’arrivo di Giosuè, la presenza di Nino, l’anno a servizio degli ultimi in carcere, lo studio, prima ad Assisi poi a Padova, ecc. Podessi far una lista che non finisi più) che mi hanno chiamato
sempre a rinnovarmi e ad affidarmi a Lui, così da poter dire con san Paolo “tutto posso in colui che mi dà forza”. Non dimenticherò mai questi anni, non dimenticherò mai nessuno e nessuna di voi!
Per ultimo voglio ricordare chi non c’è più, chi in questi anni ci ha lasciato. Sarebbero tanti (purtroppo) i nomi da scrivere, ma voglio ricordarne due: Michael e Giulia, due giovani, due persone ferite per motivi diversi, ma due occasioni in più per alzare gli occhi al Cielo, provando a intravedere la luce oltre le nuvole, le stelle che certamente brillano in cielo ma che in certe notti sono oscurate dalle tempeste.
Vi ringrazio per tutto, per le preghiere e le celebrazioni, per le magnade, per le ciacolade, per la pazienza che avete avuto nei miei confronti.
Vi chiedo scusa per il mio carattere un po’ burbero e sempre condito da un topping di arroganza.
Vi chiedo di pregare per me, io, di certo, pregherò sempre per tutti voi!
don Franz